giovedì 5 agosto 2010

I Tre Evangelisti

Se oggi qualcuno dovesse domandare ad un ipotetico me stesso dodicenne cosa gli piacerebbe fare da grande, suggerirei al lungagnone secco e con le orecchi a sventola di applicarsi nello studio, diventare un fallito e farsi assumere come evangelista da Fred Vargas. Eh sì, perchè accanto a san Marco, san Matteo e san Luca - i tre protagonisti della trilogia - a mio parere ci starebbe divinamente anche un san Giovanni (non fate caso alla blasfemia). Ma chissà i tre della topaia - la casa che prendono in affitto all'inizio di Chi è morto alzi la mano - come reagirebbero ad avere tra i piedi un "cugino" italiano. Forse per accattivarmi le loro simpatie potrei portare il mio curriculum e puntare sulle affinità elettive che ci uniscono: la passione per la Storia (i tre sono degli storici alle prese con un'inestricabile precarietà) e la consolidata abitudine a stare nella merda.
Spero possiate perdonarmi l'accesso di autoreferenzialità, ma era dai tempi del Monsieur Malaussène di Daniel Pennac - non a caso altro scrittore transalpino - che non mi capitava di appassionarmi in maniera così viscerale a dei personaggi di un romanzo.
Prima di addentrarci nella storia - questa volta con la "esse" minuscola - sono d'obbligo un po' di curiosità sull'autrice che in Italia, con sconcertante superficialità, viene ricordata spesso e volentieri come l'amica del terrorista Cesare Battisti quando in realtà il suo valore è di ben altra caratura. Di professione archeozoologa - se avete messo su la vostra bella faccia da punto interrogativo avrete un saggio di cosa significhi tale mestiere nel secondo capitolo Un po più in là sulla destra - ed esperta medievista - come l'evangelista Marc Vandoosler. Altra peculiarità è che la scrittrice francese lavora solo d'estate durante le vacanze e che ogni libro è stato portato a termine in 21 giorni. Ciò non vuol dire affatto approssimazione perchè i gialli della Vargas hanno una struttura solida, si caratterizzano per la prosa asciutta e scorrevole, mentre i dialoghi intelligenti sono improntati ad una malinconica ironia di fondo che crea dipendenza già dal primo passaggio.
Per quanto riguarda il libro, la Einaudi ha pensato bene di raccogliere in un unico volume i tre romanzi del ciclo degli evangelisti. Scelta vantaggiosa sia dal punto di vista economico, dato che con soli 18 euro si portano a casa ben tre romanzi (forse quelli del marketing non se ne saranno accorti...), che dal lato della qualità visto che il lettore ne trae puro godimento.
Operazione che la casa editrice torinese ha ripetuto anche con la Saga di Adamsberg, altro personaggio nato dalla penna della Vargas, e già introvabile da Feltrinelli...
Tornando agli evangelisti in Chi è morto alzi la mano assistiamo a come Marc, Mathias e Lucien decidano di andare a vivere assieme con Marc - costretto giocoforza - ad imporre ai suoi coinquilini l'ingombrante presenza del padrino Armand Vandoosler, ex commisario di polizia con un debole per i criminali, che affibbia ai tre il soprannome che dà il titolo alla saga. I quattro si stabiliscono in un rudere di rue Chasle a Parigi ed ognuno prende possesso di un piano secondo una rigorosa scala "cronologica" perchè in mancanza di una prospettiva professionale, preservare l'ordine del tempo era una necessità vitale: al silenzioso Mathias - studioso di preistoria - il primo piano, all'inquieto Marc - come già detto medievista - il piano di mezzo, mentre all'epicureo Lucien - esperto della Grande Guerra - il terzo piano. Nell'attico quello "più vicino al cielo" si rifugia Vandoosler il Vecchio, nume tutelare e mentore dei tre. Il piano terra, emblema della magmaticità della Storia, viene chiamato refettorio ed è l'unico luogo della topaia dove i quattro strampalati possono incontrarsi contemporaneamente. Per non svelare altri particolari diciamo solo che in seguito ad una serie di eventi gli evangelisti con l'aiuto dell'ex commissario si ritroveranno ad investigare sull'omicidio di una vicina in un crescendo di colpi di scena.
Nel secondo capitolo Un po' più in là sulla destra la Vargas tratteggia la figura dell'ennesimo personaggio da adottare: Louis/Ludwig Kelweilher, alias il Tedesco ex-funzionario del ministero dell'Interno che, deluso dalla vita e dagli uomini rifiuta di andare in pensione, e continua a muovere i fili di un network di informatori/spioni organizzato su scala nazionale e che fanno capo soltanto a lui. Kelweilher - complice un ossicino espluso da un cane - inizia ad indagare su un omicidio che lo conduce fino alla fine della terra. Nell'inchiesta, oltre al paziente rospo Bufo inseparabile compagno di viaggio del Tedesco, verranno tirati per i capelli anche san Marco e san Matteo che tra tresche omosessuali e nazisti della prima ora avranno il loro bel da fare per sbrogliare una matassa che si rivela sempre più ingarbugliata.
Ne Io sono il tenebroso, capitolo conclusivo della saga e a mio avviso miglior racconto della serie, una serie di omicidi da il via ad una nuova indagine. Questa volta ad essere coinvolti sono tutti i personaggi creati dalla Vargas chiamati a risolvere l'enigma di un serial killer a cui tutta Parigi da la caccia e che gli evangelisti, per una serie di circostanze, si ritrovano ad ospitare nella topaia per fare un favore a Marthe, prostituta in congedo, a cui il Tedesco è legato da sentimenti di profonda amicizia.
Insomma, un libro da comprare assolutamente e che si legge, anzi no si divora, in 48 ore creando fastidiose crisi d'astinenza...
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sabato 17 luglio 2010

Folgorato da George



Cercavo da mesi una risposta ai miei dubbi, una certezza salvifica che potesse tirarmi via dalle tristezze quotidiane di un giornalista appassionato d’informazione e comunicazione. Ma tutto andava contro di me e mi sentivo in un vicolo cieco. La legge vigente ormai non corrispondeva quasi per nulla a quello che avevo studiato, i principi di tutto erano stati sovvertiti e la politica, quella nobile arte divenuta lavoro, era talmente lontana da quello che mi avevano detto; e quasi cominciavo a credere alle leggende retro-complottiste del disegno comunista di okkupare la scuola ma non con gli studenti… coi professori! Tutto era triste e buio, come il futuro che si riusciva ad immaginare.

Quando a un tratto è arrivato lui e tutto è cambiato. Dalle nebbie del Lago brianzolo è emerso il mio Siddharta brizzolato e mi ha mostrato la luce. Lui mi ha fatto ritrovare la fede e, in un sol colpo, anche la mia coscienza politica, la mia passione, i miei capisaldi.

Perché io ho visto George Clooney! E tutto è diventato più… niiiiitido (cit.)

Io c’ero al Tribunale di Milano, si che c’ero. E lo sentivo quell’odore di sudore dei fotografi mentre smadonnavano perché il carabiniere coglione gli impallava George: “Levatiiiii… la manooooo… levati carabiniere… ti sposti? Si sposti! Via, viaa, viaaaa, vieni viaaaaaaa. Su ma non è possibile! Ma non ci credo: c’è un mare di cellulari! Maddai, vergognateviiiii!” gridò uno dietro di me

Ero lì e non ci credevo, ma aspettavo. E le vedevo quelle signore, convocate in giudizio dal condomino del piano di sotto, che si facevano spiegare come funziona la macchina fotografica del cellulare (dal condomino del piano di sotto!). La percepivo la febbrile attesa degli schiavottelli di giornali e agenzie che, dopo mesi passati ad asciugare il moccio a Ghedini e fare gli specchietti a Nina Moric, aspettavano frementi il loro virgolettato per sentirsi, almeno per un giorno, al centro dell’attenzione del Mondo.



E il virgolettato George lo ha menato giù con un commento sulla giustizia italiana: «It's very good». E a chi gli ha chiesto se fosse la prima volta in un processo, l'attore, con un gran sorriso, ha risposto: «Sì, è la prima e spero anche l'ultima». La deposizione è durata quasi due ore, «giusto la durata di un film», ha notato al termine il giudice Pietro Caccialanza che ha faticato per mantenere l'ordine e il silenzio in aula e che alla fine ha ringraziato George per la “gentilezza”. Ma per George non è stata una giornata semplice perché in aula è stato incalzato con domande sulla sua vita personale e sulle sue relazioni. Su questo è stato chiarissimo ai microfoni dei giornalisti. «Faccio una premessa, sono venuto qui perché credo nel sistema della legge – ha detto -. Capisco che sono un bravissimo attore, ma...». George ha dribblato e sorriso. Infine, uscendo, si è rivolto ai fan e ha detto: «Potete fare le battute che volete».

Ed è un mondo diverso perché George mi ha fatto capire tante cose che non conoscevo, e che neanche il polpo Paul era riuscito a dirmi dal silenzio del suo acquario.

1. La giustizia italiana è buona, funziona. E Marcello Dell’Utri che è stato condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa sconterà la pena al Club Med.

2. L’immagine è fondamentale ed è per questo che Nicola Cosentino, dopo essersi dimesso dalla carica di sottosegretario all’economia a causa di un dossier falso creato per screditare l’avversario di partito Stefano Caldoro, da domani sarà, insieme con Sallusti, vicedirettore de “Il Giornale” di Vittorio Feltri.

3. E infine: tutti possono fare dell’ironia sui guai giudiziari di tutti. Anche di un semi dio come George. Per cui l’ormai ex ministro Claudio Scajola dopo essersi ri-dimesso (già l’aveva fatto quando diede del coglione a Marco Biagi) per potersi meglio difendere dall’accusa di aver acquistato una casa con soldi pubblici o di mazzette andrà a lavorare alla pari in un agriturismo cambogiano in modo che lì, tutto potrà liberamente accadere a sua insaputa.

Ora che sono illuminato vi lascio con un giochino: nel testo sopra prova a sostituire le parole “George” e “Clooney” rispettivamente con “Silvio” e “Berlusconi”. Non so voi ma io ho trovato un nuovo Presidente del Consiglio, ed è anche più bello! E la sua fica va girando nuda e io, con lui, posso anche vederla!

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martedì 13 luglio 2010

"Signora, mi spiace ma la furnacella è vietata..."

Chi lavora in spiaggia sa che il periodo peggiore non è agosto, ma le ultime due domeniche di luglio quando ai bagnanti tradizionali - quelli che cominciano a scassare il cazzo già da aprile con la tintarella perfetta - si aggregano anche le famiglie con la furnacella. What's furnacella? Ma siete peggio degli gnu! Tradizione linguistica partenopea esige che la furnacella sia associata alla brace, anche se per il sottoproletariato urbano che vede il mare una volta l'anno (e meno male che il mare non bagna Napoli...) tale strumento corrisponde al fornellino da viaggio. Gli spiriti puri adesso si chiederanno a cosa potrà mai servire un fornello elettrico o a gas (a volte mi hanno chiesto se il lido noleggiasse anche le bombole...) su una spiaggia dove già alle 11.00 la sabbia arriva a toccare anche i 45°. Ebbene sì, signori il napoletano cucina anche in spiaggia. E sapete cosa prevede il menù domenicale della famiglia verace? Il classico ruoto 'o furno, l'evergreen sasicce e friarielli, la cosuetudine delle purpette fritte dint' 'a salsa, la variante anticonformista dei puparuole dint' 'a tiella e - rullo di tamburi - 'a frittata 'e maccarune dalle dimensioni della ruota di un Range Rover! Il tutto accompagnato da abbacinanti giarrettelle di rosso sgargiante e percoche d'ordinanza.
Pagani, inchinatevi davanti alla potenza calorica della gastronomia partenopea che non si scompone davanti ai rigori dell'inverno nè alla bafogna (afa) di stagione!
Nota per i dubbiosi: se pensate che abbia esagerato, domenica prossima fatevi un giro dalle parti delle spiagge libere del litorale domizio. Po' me facite sapè...
Dì la verità - mi rivolgo a te sinistroide con la puzza sotto al naso, sì a te radical-chic di questa cippa che sorridevi maligno mentre leggevi l'elenco di prelibatezze di cui sopra - adesso non ti senti un po' frocetto mentre addenti il mezzo sfilatino tonno sgocciolato e pomodoretti e sorseggi il tuo té al ginseng a temperatura ambiente? Al tuo posto mi farei un esame di coscienza...
Dov'eravamo? Ah già, le ultime due domeniche di luglio. Bene, dal punto di vista dell'antropologia sociale aggirarsi per i lidi cittadini dev'essere un'esperienza unica che manco i migliori saggi di Malinowski e Levi-Strauss (i profani consultassero Wikipedia se non sanno di chi si parla) messi assieme potrebbero pareggiare.
A solo qualche lettino di distanza si ritrovano sotto lo stesso sole la signora ciglia finte di via dei Mille ansiosa di mettere in mostra il décolleté appena acquistato al discount del silicone, pareo Yamamay e una gamma di creme che vanno dalle bustine di gel effetto lifting all'acido ialuronico al nebulizzatore autoabbronzante per finire con il latte idradante doposole; mentre sul fronte opposto Giggino 'a locena placidamente stravaccato su un lettino d'alluminio che sembra contorcersi di dolore: panza traboccante, capello unto misto a gel, costumino extrasmall in acricilico comprato al mercatino e l'immancabile olio di mallo. Ma due persone del genere cosa potrebbero mai spartire a parte la stessa aria che respirano? Busta numero uno, numero due o numero tre? Difficile eh..? Vabbé, dai. Ma è il tatuaggio, per diana! Il livellatore sociale dei nostri giorni. La maggioranza delle donne marchiate dal tramp stamp (così si chiama il tattoo sulla parte bassa della schiena, il punto sopra le chiappe se siete gnu..) molto in voga tra le pornostar americane e anche tra le nostre signore perbene. A seconda di cosa spunta dal costume minimal si può perfino cogliere la personalità dell'esemplare femminile in questione: due ali d'angelo per la religiosa in attesa di redenzione e di qualcuno che se la scopi, una costellazione di nane per la star esibizionista-insicura in attesa di qualcuno che se la scopi e due rami di rose intrecciati per la romantica maniaca del pollice verde in attesa di qualcuno che se la scopi. Giggino sottovalutato dai più per radio che diffonde appassionanti liriche neomelodiche, è la sintesi perfetta del glocal: sul polpaccio campeggia il tribale a sottolineare le sue origini di selvaggio, sul bicipite la parola mamma per rivendicare l'appartenza al clan dominante della società.
Vedete che sapere chi erano Malinowski e Levi-Strauss alla fine può tornare utile?
Insomma, da scriverci una tesi di laurea.
A lunedì prossimo!



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giovedì 10 giugno 2010

Tutti insieme a casa di amici - Mundial

Ogni quattro anni rispuntano. Sono i Mondiali. Calamita di occhi e pensieri, scommesse e litigate, ma soprattutto forieri di caterve di minchiate.
Riti da ripetere e una valanga di tifosi. I Mondiali sono per tanti manna dal cielo. Giornalisti sportivi, su tutti. Ma non quelli che son volati a Johannesburg per raccontare vicende azzurri o simili. Ancora di più per quelli che stanno qua e che non avendo una beata mazza da fare, vogliono sapere tutto. E attacca con le vuvuzuela, e che si mangia in Sudafrica, quante mogli bucchine di calciatori froci sono sbarcate...e via fino al mattino. Non possono ovviamente mancare le opinioni dei politici, che non sia mai dovessero graziarci almeno in un'occasione. Vabbè...
Tralasciando l'aspetto mediatico, mi concentrerai su quello focolar-famigliare. Ed allora già sono in corso preparativi faraonici per vedere la partita tutti insieme a casa di amici. Non c'è niente di peggio che vedere la partita tutti insieme a casa di amici. Gli incovenienti di solito sono:
a) sovraffolamento e conseguente sudorazione iper abbondante del tuo vicino di posto;
b) la partita la vedi da 2 km in un televisore 14" (con la scusa: così stiamo in terrazzo) rischiando di scambiare Messi per Gattuso e viceversa;
c) non c'è mai abbastanza birra per tutti (ma soprattutto per me);
d) la presenza delle femmine, esseri che la natura ha creato contro le manifestazioni sportive, che per 3 anni e 11 mesi se ne sbattono altamente, te le ritrovi accanto e l'unico commento che possono fare è sullo cignon di Camoranesi (alternato alla dettagliatissima descrizione dell'ultimo bikini acquistato). A questo si aggiunge l'impossibilità di proferire, in loro presenza, bestemmie ed ingiurie a sfondo erotico sessuali (che di solito pronuncio solo per 88 minuti sui 90 regolamentari) perché loro si scandalizzano (la sera prima magari se l'erano inculate tre neri alla stazione, ma fare sì dire no);
e) la presenza immancabile dell'amico "simpatico", quello che a tutti i costi deve fare le battute sui giocatori o storpiando i nomi degli stranieri;
f) la presenza del fanatico, quello convinto di sapere tutto, ma proprio tutto, sul calcio panarabo e centramericano, citando nomi di gente che fa schifo al cesso come se fossero i futuri Messia.

Questi sono solo alcuni dei motivi di fastidio. La verità è che spesso finisci per vedere la partita con gente che non frequentavi dall'ultima competizione iridata. "I Mondiali sono l'occasione per stare tutti insieme". Ma se non ci vediamo da 4 anni, un motivo ci dovrà pur essere.
Arrivederci a Londra. Condividi

De prostitutis e dintorni...

Eh sì, dai che adesso si può gioire tutti assieme! Dal dipartimento McDonald's news arrivano notizie che fanno leccare i baffi perfino ai più schizzinosi. Jenna, ho specificato i baffi. Contieniti, al massimo puoi leccare le dita come il tizio dei fonzies...
Maronna, però tanta manna in un colpo solo é roba che pure Obama c'invidia. Che te ne fai della marea nera. Presidé cà tenimm solo à robbà bona come disse il muschillo al pianurese che si era perso a Scampia. Si può esultare per l'arrivo dell'estate. È vero che quest'anno la bella stagione si é fatta attendere più del dovuto, ma adesso i maniaci della tintarella e i fan della canottiera bianca con panza incorporata possono finalmente dare sfogo alla loro ragion d'essere. Senza perdersi in chiacchiere sterili chi festeggia di più però sono i direttori dei telegiornali che possono sbarazzarsi degli scomodi giornalisti embedded. Minzolini (sì, sempre lui: che ce vulite fà?!) lingua di Menelik munito ha ordinato ai suoi sottoposti il piano di lavoro estivo: rimedi all'obesità (tutti a stecchetto popolo di chiattoni!), indicazioni per difendere gli anziani dal caldo (che sti rimbambiti solitamente hanno il brutto vizio d'indossare il cappotto di lana merinos anche a Ferragosto), italiani in vacanza (perché anche disoccupati e cassi integrati sanno come rilassarsi), la dieta del gelato (l'estate 2010 se la contenderanno il gusto "manovra" e quello malox) e le temperature che s'innalzano pericolosamente (non esistono più le mezze stagioni!). Poi Scodinzolini ha salutato tutti ed é andato a prendere Orfeo che si era già premunito con la scaletta di Costume e Società: servizi sui vip dalla Sardegna (schiattate in corpo voi che non potete permettervi nemmeno il condizionatore), Briatore con il piccirillo ( 'e figlie so' piezz 'e core), mille modi per preparare l'insalata di riso (ma non avvertite lo scuorno di usare ancora il condiriso), le vacanze dei politici (mmmm... il virile spettacolo di La Russa in pantaloncini, per non parlare di Capezzone che spacca il cocomero al falò).
Come dite i cani? Eh c'è Mediaset. No, no mica è un insulto nel senso che ne parlano Studio Aperto e TG4.. che poi scusate, ma perché Studio Aperto e Tg4 hanno qualcosa di giornalistico a parte gli iscritti all'Ordine?!
Comunque se televisivamente parlando abbiamo dovuto soffrire prima di godere di tanto ben di dio informativo, a livello di carta stampata invece non sono mancati picchi indimenticabili. La primavera, che in realtà non é mai arrivata, é stata invece foriera di news senza cui la nostra vita sarebbe stata più grama del solito. Un settore largamente dominato da due testate regionali come il Mattino e il Cormezz che hanno regalato delle chicche che a Cronaca Vera stanno ancora bestemmiando. L'infotainment come stile di vita. Il gossip come mantra. La cronaca rosa spacciata per giornalismo.
Per affetto comincio dal quotidiano di via Chiatamone che parte subito sparato con Massimo Giletti che afferma "Ho ripreso la Madonna con il telefonino" (11 aprile). Pochi giorni dopo (16 aprile) campeggia in bella evidenza la storia di Amanda che caduta dal videogioco si é provocata la lesione di un nervo che le provoca dai 10 orgasmi al giorno. Senza tralasciare le lacrime di Nina Senicar (chi?) e la lite tra Belen e Corona (27 aprile). Ma si vede che il quotidiano che fu di Matilde Serao nutre un debole nei confronti dell'argentina che a maggio merita una doppia menzione perché prima canta Heidi e balla la lap dance (20 maggio) e poi perché balla e mostra il seno (28 maggio). Olé!
Si sa che tra cugini c'è sempre una latente rivalità tesa a dimostrare chi é più bravo di chi. Così nel derby dell'inciucio i redattori del Cormezz dimostrano di saper tenere il passo. Non stupisce più di tanto quindi la trasformazione da Corriere a "Novella" del Mezzogiorno. Partono lenti i colleghi di San Nicola alla Dogana, ma come i migliori diesel carburano sulla lunga distanza regalando perle da premio Pulitzer. Quest'anno la festa della Liberazione sarà ricordata anche per le giuste preoccupazioni di Noemi che stavolta festeggia a Milano, ma spera ancora di farlo con "Papi" (25 aprile). Se a 18 anni si festeggia con Berlusconi a 19 la festa te la fa il chirurgo di famiglia che ha regalato a Noemi seno e labbra nuove (28 aprile). Non potevate vivere senza eh? Il mese di maggio che le nonne chiamavamo mariano per quelli del Corriere diventa noemiano. Gli exploit della biondina si moltiplicano e meritano gli onori della cronaca. L'immarcescibile Carlo Tarallo (per me un martire) parte con un'anteprima della festa di compleanno nella Milano più chic (5 maggio) e con la cronaca del party con la festeggiata tutta piume e tacco 12 (6 maggio). Una breve pausa con Cristina Buccino (chi?) che accusa D'Alessio Jr. di averla tradita più volte (12 maggio), per ritornare ad occuparsi di Noemi che precisa papi e Veronica non divorziarono per colpa mia (18 maggio). È tempo di new entry con Sarah Nile e Veronica (doppio chi?) che reciteranno in un corto lesbo-chic (19 maggio). Per la serie se non son perete non ne scriviamo. Non poteva mancare il sondaggione puntualmente ripreso dal Cormezz che interroga i lettori sulla bonta delle forme di una Noemi che risentita esclama guardatemi, vi sembro rifatta? (26 maggio). Ah, che primavera godereccia!
Reduce e incazzato per la truffa subita al concorsone critico la notizia del sondaggio sulla pagina Facebook del Cormezz lasciando un commento dove invito a scrivere meno "marchette" e a non occuparsi più di una tipa che a parte un master in troiologia non ha altri meriti. Risultato: commento cancellato e successiva mail del curatore del sito che mi rimprovera i contenuti lesivi del post. Sto ancora chiedendomi da quando la parola master sia diventata censurabile.
Vabbé, meno male che domani cominciano i Mondiali perché come cantava Little Tony nello spot dell'Adidas vado a Dubai, con Cannavaro (?).
'O fridd' nguoll...
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